L’unica cosa che non potranno mai togliermi è questa. Sono un mucchio di parole che butto giù quando ne sento la necessità.
Piuttosto che tenerle dentro è il migliore dei modi.
Quello che preferisco quando ad essere più gentile è una penna piuttosto che una persona.
E lo griderei a tutto il mondo se non fosse che le parole che vivono in esso, e che vengono ogni giorno pronunciate, diventano nel rombo delle città solo suoni indistinti. Non è l’aria che deve essere più pulita, sono i nostri pensieri che sono inquinati. Ogni giorno.
Aspetto solo il tempo giusto per ripulire i miei.
”Quello che voglio dire è che una condizione del genere dopo un po’ diventa cronica. La ferita è riassorbita nella quotidianità e non ci si ricorda più dov’è. Ma rimane. Non è una cosa che si può tirare fuori e mostrare. Se si può, vuol dire che è una ferita da poco.”
(Haruki Murakami, ‘Dance Dance Dance’)
‘So che sembra banale di questi tempi dire che non mi piace questo mondo. Ma ti giuro proprio non mi piace’
Poi vai a lavoro per sentirti umiliata e frustrata, devi startene lì zitta e passare così per la stupida che tanto annuisce sempre, quando invece ti servono solo quei quattro soldi per tenere stretto un desiderio che va persino pagato. E a quel punto il mondo lo odi ancora di più. So che sembra banale di questi tempi, e so anche che sembra strano che invece di mandare tutto a fanculo io cerco un modo di vedere le immagini a colori. E non è un oculista che mi serve se vedo tutto in bianco e nero, quando mi va bene riesco a vedere un pò di grigio e ultimamente è il cielo ad esserlo.
Poi ti guardi intorno e capisci che il tempo che hai avuto l’hai sprecato a pensare al tempo buttato in precedenza. Ed è un circolo vizioso senza stop. Poi hai da tornare a lavoro, ed è sempre la solita storia.
Le solite incertezze, i soliti dubbi e il solito cuscino che sembra l’unico con il quale riesci a sfogarti. E ci dormi su infatti, proprio come fai sempre con le cose importanti.
Non so se è solo la stanchezza, oppure quel briciolo di coscienza che si risveglia un pò qua e un pò là.
Ma mi manca tanto avere la gente giusta attorno e ridere spensierati, mi manca tanto tornare a casa da lavoro e dire ‘Ma sti gran cazzi di questi grandissimi stronzi’.
Sai ho la testa così piena
Che vorrei che il treno di Belluca fischiasse anche per me.
Questa volta lasciate che sia felice,non è successo nulla a nessuno, non sono da nessuna parte, succede solo che sono felice. — Pablo Neruda
E l’ultima cosa che avrebbero mai pensato è, che una come me con questa cazzo di faccia potesse mai essere cattiva. Non so se hanno ragione, non so se gli sbagli che ho fatto mi possano mai definire così. Ma ingenua sì, con tutta la forza che potevo trovare, cazzo sì. E quando uno arriva a quel punto critico in cui si rompe le palle, in cui è stanco, le scelte più difficili arrivano e i treni cominciano a partire. Sceglierne uno ed andarsene via il prima possibile, con la convinzione che è più dolce del semplice fuggire.
Ma ho imparato che se vuoi una cosa te la vai a prendere, non importa come e non importa se nonostante tutto, non importa quanti se e quanti ma conti prima di andare.
Ma ho imparato che se vuoi una cosa non la lasci marcire in un angolo buio della tua memoria, niente rimane lì ad aspettarti se non l’hai curata.
Ma ho imparato che se vuole sprecare il suo tempo allora che lo sprechiamo senza amarci.
Ma ho imparato che nessuno rimane per sempre, e chi rimane per un pò s’accomoda nello spazio più comodo del tuo cuore ad usare privilegi che tu non hai mai dato.
Ma ho imparato che non puoi cambiare chi non ti vuole veramente, e che se fa un pò male basta guardarsi allo specchio, andare avanti con tutte le possibilità del mondo.
Le strategie, ad essere troppo cauti ci facciamo del male.
Ed ora su, su abbi il coraggio pure di chiederti ‘Ma come è successo?’
Non sono mai stata stupida, e mi dispiace che tu non l’abbia capito, il momento in cui ti scomoderai dalla sedia per potermi vedere e io sarò già via di casa.
Hai perso in partenza, e che utilità ha avere tra le mani un perdente che non sa nemmeno baciarti senza tenerti stretta accanto a sè?
Ha spezzato le catene,
C’è riuscito e se n’è andato.
Eravamo anime perse, anzi non proprio.
Eravamo anime sedute di fronte l’uscita ad aspettare,
Ad aver paura di fare il grande passo.
Eppure ha spezzato le catene,
C’è riuscito e ha fatto tanta strada,
Ha scelto un posto a caso come prima meta,
Sapeva di trovare il migliore.
Perchè diceva che quando scopri che esiste
Non puoi rimanere nella tua stessa merda
Ad aspettare che ti si aprano le porte.
Devi andare tu ad aprirle,
Solo per il gusto di porterle sbattere
E lasciarle alle spalle.
Le ha spezzate più o meno tempo fa,
Ora sputa veleno per non farsi disturbare.
I viaggi dentro la propria mente, sono i più pericolosi,
E pochi ne hanno il coraggio, pochi ne escono incolumi.
Siamo tutte vittime di questa grande guerra contro noi stessi,
Le abilità e le delusioni,
Si è alimentato di odio, ed è riuscito a scappare.
Ma con l’odio s’è fermato all’uscita.
Eravamo anime perse e ci piaceva esserlo.
Nella confusione ci siamo scontrati con i nostri rivali,
Con i nostri stessi pensieri.
‘Un ultimo addio alle cose che ho lasciato dietro, un ultimo vero addio’
Ma ha paura di ricominciare.
I veri addii sono quelli che ti lacerano la pelle,
te la strappano e ti fanno sentire nudo come non mai.
Sono i conti che dovevi pagare, e più spendi, più non ci pensi.
Ora sputa veleno per non farsi disturbare,
Deve scegliere il miglior se stesso per oltrepassare quella linea, chi ha coraggio lo segua, ad aver vissuto fin qui siamo diventati vecchi prima del tempo.
‘Ognuno si porta sempre con sé qualche rassicurazione, alcune consolazioni di scarto e le convinzioni più abbordabili’ mi disse.
Il bagaglio di un uomo, che a volte porta tutto tranne il necessario, che a volte porta tutto tranne il piacere di partire. I vestiti per coprirsi e i sentimenti per spogliarsi.
‘Ognuno si porta sempre con sé qualche ricordo, e decide se accompagnarli da un rimorso oppure da un rimpianto’ mi disse.
Le destinazioni di un uomo, che a volte ne sceglie troppe, che a volte ne sceglie solamente una e fa di tutto per arrivare.
L’interesse di chi vuole conoscere le altre mete e farne parte, l’interesse di chi ti chiede da dove sei venuto e cosa hai affrontato per restare in piedi.
E nel momento in cui credi di saper cosa vuoi che veramente ti accorgi non di saperlo, tutto e niente, niente e troppo o poco e tanto.
‘Qualcuno ti amerà, un altro avrà il coraggio di seguirti, un altro ancora quello di rincorrerti, e uno solo che ti accompagnerà a destinazione’ mi disse.
A cercare troppo poi non si trova mai niente, a cercare niente poi si rimane per un pò in silenzio e si aspetta di parlare.
E uno solo che ti accompagnerà a destinazione.
Ti giuro che il mio cervello non ne aveva l’intenzione, di vendicarsi. Ma poi che te lo giuro a fare. L’era del ‘Forse ti penso giusto quando vado a cagare’ è proprio finita. Ti penso, semplice esperienza, le cose che non vanno forse non meritano neanche tutta questa attenzione, ed è per questo che sono andata avanti. E non avevo così tanti momenti felici nella mia vita da tanto tempo, indosso i sorrisi migliori anche quando il cielo ci riserva le sue giornate di merda. Il fatto è che era giunto il momento di pensare a me stessa. Ed ho scoperto la capacità di amarsi. Questo è il mio decisivo ed ultimo addio. Piacersi e ridisegnare i rifiuti ed i no, non nascondersi dal sole, non nascondersi da nessuno.
Ti ho pensato per tanto e troppo tempo, quando il mio pensiero andava sempre in una strada cieca. Ora ho tanti bei pensieri che sarei stupida a sprecare il mio tempo a cercare spazio per qualcosa che era e non c’è più. Mai più.
Scende le scale in fretta,
I pensieri sono rimasti indietro, al piano di sopra.
Percorre la distanza a grandi passi,
Ed arriva a destinazione, sempre in anticipo.
Non riesce a cadere mai in piedi
Ma si rialza appena può,
Ricorda tutte le cose importanti e pure quelle di dettaglio,
Crede di poter dipingere alla perfezione, riportando ogni minimo particolare,
L’istante di un secondo di un momento come quello.
Sale le scale lentamente,
I pensieri sono già scesi, al piano di sotto.
Percorre la distanza a fatica
Ed arriva a destinazione, sempre in ritardo.
Riesce a cadere sempre in piedi,
Ma vorrebbe buttarsi a terra.
Ricorda tutti i dettagli ed evita di parlare delle cose importanti,
Crede che basti una tela bianca e nera per esprimere
L’istante di un secondo di un momento come quello.
E quando incontra le sue persone chiede ‘Posso farti restare un pò nella mia vita?’, ed anche quando non lo chiede sa già cosa fare.
Il suo cuore è una grande casa dove chi va poi ritorna, e chi va senza chiudere la porta non torna più.
E vorrebbe chiederti…
‘Posso averti un pò?’.

”Non è quello che volevo”
Non è questo il punto.
”Non è come lo volevo”.
Bisbiglia, mormora, brontola, con sè stesso. Non la smette mica. Chissà se poi si troverà tutte le risposte o se concluderà mai un giorno un discorso, tutto di fila. Non gli si può proprio parlare, è avvolto da fumo nero che chiama ‘il mio mondo’. Non lascia mai la sua stanza, e i suoi occhi hanno smesso di guardare da chissà quale giorno. Sembra cibarsi solo di sigarette, eppure rimane lì vivo e non ha intenzione di andarsene presto.
Cosa vedi nella tua immagine?
Sembra che non guardi più ma registra ogni nostro gesto, lo immortala e poi non ti da nemmeno il negativo. Chissà cosa penserebbe ora.
Bisbiglia, mormora, brontola, con tutti.
Ha sempre qualcosa da ridire ma lo dice solo a sè.
Aspetta il giorno forse, in cui qualcuno gli porrà la domanda giusta?
‘A volte capisco che chi sta veramente male, invece di dire ‘perchè non amo più me stessa?’ si chiede ‘Perchè non mi ama più nessuno?’.